venerdì 21 luglio 2017

ARANCIONE VITALITA'

DONNA D'ESTATE

Arancio è la luce che porti
appassionato abbraccio
in lini leggeri.


Rino trasforma un incontro in una splendida visione, con i suoi colori ad olio e le magiche spatole.
Uno sguardo e cattura pieghe sottili,
passi in punta di piedi
luce abbagliante dell'estate.
Profuma di semplici impasti il chiaroscuro che mette in evidenza lo splendido colore dell'abito portato con inconsapevole eleganza,
nell'abbandono delle braccia che contrastano con il collo e lo sguardo teso al di là, altrove...
Immagina l'estate!


giovedì 22 giugno 2017

ALLA RICERCA DI AZZURRO

Alla ricerca di azzurro 
... ci ha mandati Rino!

CICLISTA A COLLAGE MATERICO (STOFFE DI DIVERSA TRAMA)
Dopo una scorpacciata di ciliegie raccolte direttamente dagli alberi, come non capitava da ... secoli, a casa degli amici Sergio e Renata; Rino ci racconta del nuovo esperimento che sta conducendo in queste afose giornate e siamo solo a Giugno!



Sta preparando uno dei suoi amatissimi ciclisti ma ...
a collage!
E' alla ricerca di stoffe, ritagli e pezze per completare il cielo.
Mi torna a fagiolo la passione per il cucito: sai quanti piccoli ritagli salvo proprio perchè uso solo stoffe che mi picciono e non riesco a buttar via neppure i piccoli avanzi perchè ... un  domani, non si sa mai !
Torno a casa e , mi metto subito alla ricerca nel mio angolo del cucito: camicia di lino, jeans di diverse sfumature, pile, seta, vecchie magliette celesti ... e quant'altro riesco a recuperare dal mio "santa santorum".
Andiamo da Rino con il nostro piccolo bottino e questo è quanto ci accoglie:


Un supporto in legno rivestito con una stoffa rossa di tela a trama piuttosto grossa, l'abbozzo del ciclista già elaborato con i suoi "chiaroscuri". Ci fa notare le tonalita' dei rosa, i bianchi che illuminano da sinistra il ciclista, le stratificazioni di arancio per la strada ...
Ma il cielo non lo soddisfa, la colla vinilica traspare dalla trama:
"Ehhh ... adesso vediamo quando si asciuga!"
Non è convinto ma gli azzurri gli piacciono così lo lasciamo con forbici in mano, pennelli cosparsi di colla e lo sguardo azzurro (anche lui) e pensoso della sua fase creativa.
Dopo solo una settimana questo è il risultato che , ancora una volta ci sorprende!


Non è il primo ciclista di stoffa, altri lo avevano preceduto, in particolare questo:


ED ECCOLI A CONFRONTO!


venerdì 26 maggio 2017

RINO LAVORA EN PLEIN AIR!


Che sia sulla soglia di casa o in garage, l'effetto non cambia: spatola e colori; la mano tesa a fermare una sfumatura, una luce che al nostro occhio parrebbe ininfluente ma ...
l'artista sa cogliere l'attimo!
E poi, in campagna, fra la natura per dare ritmo e voce all'estate che sta per arrivare!



La ricerca dei verdi!
GREENERY
come vuole il "pantone 2017"

giovedì 25 maggio 2017

"MURO E MURI" ... la MOSTRA

Con sorpresa ed ammirazione ritrovo questo articolo nel web a ricordare la bella iniziativa ormai conclusa al Circolo. Grazie a Mirella Capretti, con la quale ho avuto il piacere di scambiare qualche parola durante la sua visita alla mostra, Rino fa parlare di se in questi giorni in cui Fidenza si appresta a celebrare il suo novantesimo "compleanno"!
Ecco L'articolo al completo:
 30 opere di Rino Sgavetta in mostra


"Muro e Muri”.


Il Circolo ricreativo Cabriolo di Fidenza ha ospitato per una decina di giorni una sorprendente e bella Mostra di opere di Rino Sgavetta dal titolo “Muro e Muri”. Trenta dipinti - muri di tutt’Italia e non solo, oltre ad alcune sculture - sistemati in ampi e luminosi spazi, scelti per far conoscere un tema trattato spesse volte dall’artista, ma mai presentato e valorizzato nella sua produzione d’insieme.

All’inaugurazione, davanti a un folto pubblico, l’assessore alla Cultura Maria Pia Bariggi in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale ha lodato la nuova esperienza culturale del Circolo, merito della Presidente maestra Laura Sambruna, che dà ulteriore voce all’opera del pittore - quasi novantenne, come il nome Fidenza - felicemente presente (che ha recentemente esposto anche a Casa Cremonini), la cui vasta produzione rimane per molti versi pressoché sconosciuta.

Il tempo che passa
La curatrice della mostra e critico d’arte Manuela Bartolotti si è detta onorata per l’invito a presentare la rassegna. Aveva conosciuto Sgavetta in una mostra a Monticelli d’Ongina, suo paese natio, ed era rimasta colpita dalle sue sculture di grandi dimensioni con forme sinuose e vive, oltre che dalle tante tematiche trattate nella sua lunga carriera pittorica, dai famosi ciclisti, in cui risalta quella straordinaria capacità di cogliere il movimento e la velocità, alle vedute padane, alle nature in posa, ai fiori, dove la tela di juta risparmiata dal colore crea un fondo prospettico che consente di aprire a spazi interiori, al di là del quadro, come nelle opere di Fontana.
La parola “muro”, in un primo momento fa pensare a un elemento di divisione, a un ostacolo, ma i muri sulle tele di Sgavetta ci svelano un aspetto diverso, perché riprendono nelle grandi dimensioni e soprattutto nei particolari un qualcosa che solitamente passa inosservato (arrivando all’informale, oltre il figurativo): la bellezza della storia e della memoria dell’uomo, architetto di muri. Con grande carica emotiva.
Scrive Manuela Bartolotti: “Ci sono muri e muri, quelli della separazione e quelli che raccolgono ricordi, tracce di vite passate. Possono essere trincee oppure lavagne della storia, luoghi di riappropriazione del silenzio e dell’invisibile. Ai muri si passa oltre, tentando varchi, aggiramenti, ma Rino Sgavetta, con le sue opere, obbliga a soffermarci sulle increspature dell’intonaco scrostato, sulle ruvide strade della materia, su brecce ammalorate da muffe e decadimento,  o sui colori superstiti, su tracce di carta e di un passato lacero ma che sbatte le ciglia nel vuoto. E così c’induce a pensare, a sentire…”.

Ruderi a Sinopoli Basso

Dettagli di pareti a colpi di spatola, crepe secche e profonde o come ferite che non si rimarginano, intonaci consunti e rovinati che lasciano vedere le tinteggiature sovrapposte, graffi, pietre che si sgretolano, mattoni a vista che emergono. Un rottame di bicicletta (la grande passione di Sgavetta) abbandonato contro, lacerti di manifesti staccati, scritte. Scheletri di architetture dove le ante di porte e finestre sono solo un ricordo dato da un buco nero o da uno squarcio verso il cielo, immaginazione di visi affacciati che non sono più. Ruderi che hanno racchiuso spazi dove si nasceva alla vita e si moriva, che hanno contenuto l’aria calda dell’amore o la prigione dell’incomprensione, della sopraffazione. Muri precari e cadenti che sembrano persistere solo per restituire con dignità ricordi di bambini, memorie di vite passate, di voci sentite: risate e pianti, grida allegre e urla di disperazione (“Se i muri potessero parlare!” come scriveva Giò Ponti), meritando tutto il nostro rispetto. Muri presi d’assedio dalla natura, da rampicanti, immersi nel silenzio e nella solitudine, muri del Meridione, coloratissimi sotto il sole, dove non compaiono persone, come in tutte le sue vedute, del resto (unica eccezione “Lenzuolata a Napoli”), ma, se abbiamo un cuore disponibile, ci fanno compagnia, perché osservandoli ritroviamo qualcosa del nostro precorso di vita.
Solitamente gli artisti, più vanno avanti negli anni, più cercano di appropriarsi della tridimensionalità, Sgavetta ricostruisce un mondo che ha dentro, più va avanti negli anni e più sintetizza, trova il senso, l’anima e lo spirito delle cose. Non conta quello che rappresenta ma quello che risveglia in noi: è moderno e fotografico nei dettagli con particolari minimi risolti con grande abilità e freschezza (non dimentichiamo che dipinge sempre dal vero!) e soprattutto più va avanti in età, più ringiovanisce, con continue sperimentazioni, come nell’ultima scultura dall’andamento infinito, guizzante, di un sorprendente lucido colore arancione! La dinamicità delle sue sculture si avverte come vibrazione nei muri silenti, nei rilievi del colore pastoso, che è come scultura, che varia d’intensità alle diverse distanze e cambia secondo le fonti luminose, nello sfaldarsi della materia. Così un piccolo particolare insignificante, trascurato, può diventare protagonista di un quadro e raccontare come poesia tutta la sua storia.

Vecchi muri e rottame
“Mont Martre”, “Rustico in Calabria”, “Muro a Fidenza”, “Negli scavi di Pompei”, “Sagrada Familia”, “Impressioni romane”, “Il tempo che passa”, “Vecchi muri e rottami”, “Vecchia bacheca”…
Come i “Ruderi a Sinopoli Basso”, dove le vecchie case, addossate le une alle altre, sembrano sorreggersi a vicenda quasi ad interpretare i bisogni degli uomini che le hanno costruite e abitate, ora che il tempo ha inciso in modo inesorabile sulle loro architetture. Le tonalità intense delle pareti sgretolate e in precario equilibrio conservano ancora, intimamente, memoria di chi vi ha vissuto. Le pietre dei muri paiono sfaldarsi diventando ancora terra e uscire dal quadro, quasi per tornare alle origini… perché di terra sono fatti i mattoni, materia prima amata dal pittore di origine contadina, che fuoriesce come un magma da tutte le sue tele…
A corredo dei pannelli che sostenevano i quadri, significative frasi in tema stampate su fogli con fondo di mattoni a vista.



Vecchia bacheca

Stefano Baschieri dirigente della Caritas fidentina, che ha collaborato all’evento, ha parlato invece di altri muri. Anche dei muri veri che sono in costruzione come quello tra Stati Uniti e Messico, o di quelli abbattuti come quello di Berlino, affermando che ce ne sono più di sessanta esistenti nel mondo. Muri che dividono e che tolgono la libertà impedendo alle persone di realizzarsi. Muri invisibili che frapponiamo tra noi e chi è in difficoltà. Per questo ha sentito il bisogno di fare qualcosa (un libretto) per educare i bimbi a oltrepassare i muri, fin dalle scuole materne ed elementari, per incuriosirli ad aprirsi a mondi diversi, a non temere e andare incontro a chi chiede aiuto.

Fidenza 26-04-2017                                                 Mirella Capretti

LA MOSTRA




Lenzuolata a Napoli


Negli scavi di Pompei


Effetti rustici


Sagrada Familia



Rustico in Calabria

I MURI



 


mercoledì 17 maggio 2017

RINO AL LAVORO!


Come promesso, entro nel laboratorio e Rino mi mostra come procede nel suo lavoro:
preparata la tela sul supporto prescelto, traccia l'abbozzo del soggetto con "STABILO", pennarello indelebile a punta piuttosto grossa.


Abbozza il disegno e ... lo firma!


Sceglie e prepara i colori



Prepara la tavolozza


Incomincia a stendere i colori con la spatola, più sottile prima e poi più grossa.
Prima i colori scuri e poi quelli chiari, schiarendo man mano le tinte che ha preparato

Poche spatolate, la spatola di piatto e di taglio, facendo emergere linee e figure!

venerdì 5 maggio 2017

PROVOCAZIONI : qui ... e la'!

Lungo la mostra di quadri e sculture di Rino Sgavetta avevo disseminato alcune frasi foriere di riflessione:








mercoledì 3 maggio 2017

CONCLUSIONE di un'esperienza magica!


Spente le luci ...
Chiuse le tende ...
Tante emozioni, incontri, sguardi.
I colori hanno raccontato, la materia ha giocato con buio e luce, voci e musiche hanno rarefatto le atmosfere.
Si chiude una splendida parentesi di rara bellezza. 
Abitare i "confini" ci ha regalato gioia e stupore sempre nuovi!












Sono state molte le persone che hanno visitato la mostra, che si è svolta nella Club House del Circolo Cabriolo di Fidenza ed ha visto alle ore 19,30 del 1 maggio 2017, la sua conclusione.



Grazie alla collaborazione della Presidente ANNA MARIA LIVIOTTI, del direttore CARLO FERRARI, della socia curatrice LAURA SAMBRUNA e dei nuovi gestori ANGELA e DANIELE è stato possibile garantire l’accoglienza e la frequentazione della mostra nella totalità dei giorni di apertura.
Molti visitatori hanno potuto beneficiare anche della presenza dell’artista RINO SGAVETTA che non ha fatto mancare la sua disponibilità e collaborazione. Molti artisti cresciuti alla scuola di Rino sono venuti a tributargli il loro grazie per l’incipit al loro “saper fare … aver voglia di disegnare …”.
L’artista inoltre ha lasciato in donazione al Circolo il suo dipinto con le vele del porticciolo di Marina di Ravenna, autografato per l’occasione.



Si chiude così la prima manifestazione artistica del nuovo corso nel Circolo: ci aspettiamo nuove sollecitazioni ed idee per rendere sempre più vitali i nostri spazi che, circondati dalla bellezza della location, possano diventare “casa” dello stupore e che le arti diventino le nostre frequentatrici abituali. Ce lo auguriamo!
Alla prossima …